La professionalità non ha prezzo

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Velocità … Intensità …

Lupo

Velocità e Intensità … sono concetti che persino la scienza e la tecnica definiscono in modo inequivocabile … e che invece ho sempre frainteso …
La velocità infatti è la rapidità con cui si muove un corpo … è data dal rapporto tra lo spazio percorso e il tempo impiegato a percorrerlo …
L’Intensità … indica una grandezza che rappresenta la quantità di un fenomeno … è sinonimo di forza … di energia …
E perché sono qui a scrivere di questi due concetti … si esatto … per quale motivo???
E’ bello a 48 anni riuscire a stupirsi … a sentirsi illuminati dalla consapevolezza dell’avere compreso questa grande differenza …
Ho sempre creduto … professato … agito … nella grande e stupida convinzione che l’una fosse sinonimo dell’altra …
che vivere intensamente volesse dire vivere di corsa, in fretta, velocemente …
e invece … non è così!!!
Ammetto che questo mio senso sbagliato della vita si è talmente radicato in me al punto di sentire quasi lo spasmo della lentezza … del sentirmi quasi cadere per il fatto che non c’è rapidità di azione … di pensiero …
E ora invece questa grande e straordinaria scoperta … questa crescita dentro … dura … difficile ancora da assimilare del tutto ma … c’è … l’ho fatta mia … la sto facendo assorbire dal mio essere Luca … dal mio essere padre … dal mio essere compagno … dal mio essere Uomo …
Tutto questo è meraviglioso… è vivere … ma cari miei … che fatica … che stretta allo stomaco a volte … che voglia di chiudere gli occhi … prendere fiato e di nuovo mettermi a correre a rotta di collo… travolgendo … incasinando … scombussolando tutto e tutti …
Ma il progetto è ambizioso … e come tutte le sfide che ho accettato di intraprendere nella mia vita … anche questa sarà una grande soddisfazione … e la voglio condividere con tutti coloro che amo e sono parte attiva di questa mia crescita …
Capiamoci però … la velocità non sempre è negativa … sono certo che il pericolo della velocità stia nel fatto del fraintenderne il significato … proprio quello che io avevo fatto per tanto tempo … velocità=intensità … se non sei veloce non ti godi la vita … mi ripetevo fino a convincermi che fosse giusto così …
Il dare alla rapidità sempre ed in modo univoco la priorità nel fare, nel pensare, nel vivere guardare intorno e credere che…  se non corri perdi tempo … se non sei veloce … sei lento e quindi sei in difetto …
Io ero proprio convinto di questo … ma poi ho compreso che … prendersi il tempo … fare un bel respiro e attendere … a volte è fondamentale per godersi appieno le bellezze della vita … è importante per condividere le proprie emozioni ed i propri sentimenti con chi ci sta a cuore … è indispensabile per accettare di fare parte di una società da cui imparare molto …
E vivere intensamente che cosa è???
E’ straordinario … è non perdere un solo istante … dare importanza ad ogni attimo … è la forza con cui l’universo che ci circonda entra in contatto con noi … lo senti che ti da la scossa …
E’ l’energia che arriva dal godersi il cielo terso guardando lassù in alto …
E’ lo stupore del fermarsi mentre scendi dall’auto alla sera e scoprire che il cielo è stellato con una luna che da spettacolo …
E’ l’emozione dello stare con le tue adorate figlie meravigliose e scoprire che un loro sguardo … una loro frase … anche banale e buttata li … ti fanno sentire dentro il frizzolio del papà che si sente l’uomo più felice del mondo …
E’ il brivido che ti prende lungo la schiena per una carezza inaspettata mentre stai facendo la spesa al supermercato … e ti senti galleggiare  a mezzo metro dal pavimento …

La Vita è davvero unica e quando meno te lo aspetti ti regala attimi di intensità indescrivibili … il segreto sta proprio nel non essere veloce e voler arraffare tutto in fretta e furia … facendone un grande casino … va gustata …
Concedetemi questo esempio che tanto mi fa sorridere ma credo sia eloquente …
Aprire una bottiglia del miglior vino … tracannarla senza respiro … è l’errore più grande… è il “guaio” della velocità … ne perdi tutto il gusto … quel vino è come tanti altri … ed alla fine non sei nemmeno soddisfatto …
Un buon vino prima si stappa … poi lo si passa nel decanter … lo si lascia li e se ne contempla il colore … si deve sapere aspettare anche qualche ora … nel frattempo si cucina la pietanza che si abbina meglio … poi si sceglie il giusto bicchiere … lo si versa lentamente … ci si avvicina col naso a percepirne l’aroma … un breve sorso per prenderne le prime sensazioni al palato… piano piano … chiudere gli occhi e cercarne le similitudini con le fragranze …
Ecco come va vissuta la nostra vita … in ogni sua espressione … in ogni senso …
Buona vita a tutti …
E con un abbraccio vi dico in tutta sincerità … è dura … ma … ne vale la pena …
Luca

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INCENERITORE/TERMOVALORIZZATORE E RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI

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Ho trovato pubblicato in Linkedin un articolo dal titolo

Utilizzo questo spazio per poter articolare meglio ciò che penso in merito agli argomenti in esso trattati… buona lettura…

La prima cosa che vorrei evidenziare è il fatto che nell’articolo si vuole erroneamente contrapporre la termovalorizzazione dei rifiuti alla raccolta differenziata “Scegliere l’inceneritore (…), scegliere nulla, spingere verso altre forme di raccolta dei rifiuti” ma non è questa la scelta, infatti l’una coesiste ed è a supporto dell’altra e non l’una è alternativa all’altra.

In Italia infatti le Regioni dove la Raccolta Differenziata di QUALITA’ è fatta da anni sono anche quelle dove da anni esistono i termovalorizzatori.
Laddove non c’è raccolta differenziata di qualità proliferano ancora discariche, non termovalorizzatori e tanto meno altri impianti di valorizzazione delle frazioni raccolte separatamente e di buona qualità.
Dire no al termovalorizzatore e poi fare che gli stessi rifiuti siano trasportati per oltre 500 km a smaltire da altre parti, significa spostare l’attenzione ma non tutelare l’ambiente: l’inquinamento atmosferico da traffico veicolare non è forse dannoso per l’ambiente?
Non solo, dire no ad impianti di selezione, di compostaggio, di riutilizzo dei rifiuti come combustibile solido secondario (CSS) per caricare su autocarri gli stessi per essere valorizzati ad oltre 500 km non produce danno all’ambiente?

Io sono per introdurre nei PRTR anche una voce di studio sul mancato impatto del trasferimento dei rifiuti, troppo comodo fermarsi solo al fatto che nel mio orticello tutto va bene.

I rifiuti vanno gestiti a chilometro zero, non nascosti alla popolazione locale e favoleggiare che si può avere produzione zero di rifiuti.

Nnon stravolgiamo con facili slogan ciò che da oltre 300 anni è stato scientificamente provato da “un certo” Lavoisier: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Avere sul territorio impianti e non parlo solo di termovalorizzatori sia chiaro, significa avere posti di lavoro, significa creare un indotto ed una consapevolezza che ciò che separo con sforzo a casa mia, poi ha un seguito e non … poi finisce chissà dove perché nelle vicinanze vedo solo discariche.
Fare la raccolta differenziata di qualità significa creare nella cittadinanza la cultura del rifiuto come bene da valorizzare, ma fare la raccolta differenziata fine a se stessa significa creare illusione, come chi spazza il salotto di casa e poi … tutto sotto al tappeto, tanto non si vede e pensa di avere pulito.

E poi, ultima nota dolente, smettiamo di fare a gara a chi raccoglie di più, premiamo invece chi dimostra la maggiore percentuale di rifiuto recuperato come materia: è inutile dire no ai termovalorizzatori quanto poi negli stessi finisce oltre il 10 % (anche il 20% per alcune frazioni) di quanto raccolto e poi scartato come materiale non conforme che latrimenti andrebbe a inficiare il buon esito del recupero di materia.
Il ciclo di gestione dei rifiuti ha nella raccolta differenziata il primo passaggio operativo, non la conclusione del processo.

Luca Basetti

 

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Non ho tempo… storia del “no time manager” by Enrico Bertolino

Un po’ di anni fa, e non rivelerò quanti, iniziai la mia carriera di formatore consulente facendo interventi e tenendo corsi sul time management, dove si cercava di dare ai aanager, sempre super impegnati e spesso sopraffatti dai compiti e dalle mansioni, resi ansiosi dalle responsabilità, qualche strumento organizzativo e comportamentale per riuscire a trovare del tempo libero per se stessi, per la famiglia e perché no anche per l’aggiornamento professionale . In quegli anni ho incontrato persone che si volevano iscrivere ai corsi di time management interaziandali (due giorni la durata); ma poi, contattati dalla segreteria del corso, rinunciavano dicendo che non avevano tempo.
Ma come, caro manager ansioso o imprenditore illuminato, se volete iscrivervi ad un corso sulla gestione del tempo, e dite poi di non aver tempo, é chiaro che di quel corso avete un bisogno impellente…Eppure, solo nei primi anni 90, le iscrizioni andarono aumentando e molti degli iscritti riuscivano persino a completare il corso ed a organizzare la propria agenda, fissando due giorni dopo la data per il follow up, o richiamo .. che ricorda più una vaccinazione che una lezione.

Oggi talvolta mi chiedo con curiosità se i principi trattati in quei corsi sarebbero ancora validi ed attuali. Gestione delle priorità, impedire all’urgenza di scacciare l’Importanza, saper delegare per fra crescere ma anche per liberarsi dalle incombenze che devastano la programmazione temporale, gestione degli imprevisti . pianificazione personale e via dicendo.
Forse oggi il corso non dovrebbe più svolgersi su due giorni ma su due settimane, dato che molti dei manager che ho avuto modo di incontrare, o con cui ho dovuto lavorare, si potrebbero serenamente catalogare come “No Time manager”.
Un collaboratore chiede un colloquio urgente? Risposta. «Mi spiace, non ho tempo». Un gruppo di lavoro chiede una riunione su come mandare avanti un progetto delegato loro dal capo, che fa sapere vis mail ( in copia conoscenza a tutti, ovviamente compreso il portiere dello stabile) «Fatela voi, la riunione e poi mandatemi un report .. ora non ho tempo». Gli addetti del marketing chiedono un incontro per poter presentare il nuovo piano fidelizzazione clienti e la risposta é «Implementatelo se vi sembra buono.

Io adesso non ho tempo». I responsabili della società di ricerche di mercato (pagata lautamente) per una survey (detto in inglese fa più effetto che ricerca) chiede almeno un’ora e mezzo per presentare al board i risultati e le strategie suggerite nonché i correttivi da applicare. Ovvero chiede di poter adempiere semplicemente al compito per cui è stata pagata .. Ebbene la risposta é: «Me la mandi via mail o la inoltri in azienda a mio nome .. la leggerò attentamente .. appena possibile ».
In poche parole, ma chiare: «Non ho tempo». Ecco dunque che il “No Time manager “ritorna a venti-trenta anni fa senza tenere però ben presente che, nel frattempo, le aziende, i mercati, il modo di fare business, cioè le regole del gioco, sono ampiamente mutate. Così come lo scenario aziendale nel quale si ritrova a muoversi. Ee così, mentre il nostro “No Time manager” cerca affannosamente di disdire ogni impegno, perché non ha tempo, abdica inconsciamente al suo ruolo di leader o responsabile di collaboratori, perché non ha tempo.

Ma, soprattutto, mentre non si dedica più alla sua crescita personale, impegnato com’é a frenare quella dei collaboratori capaci per cui pericolosi, adducendo come motivo il fatto che “non ha tempo” .. mette le basi per una sicura e rapida involuzione , sia personale che professionale , che , nel tempo lo renderà umanamente arido e professionalmente inadeguato all’incarico che ricopre.
E quando se ne accorgeranno anche i suoi capi o i suoi azionisti, e anche qui è solo questione di tempo, verrà invitato a farsi da parte .. O accompagnato alla porta, o , si spera per lui allo scivolo contrattuale.
Infine, il nostro eroe al contrario, per quanto lo scivolo fosse ben oliato, rimane senza lavoro e cerca di fare un colloquio per un’altra grande impresa. Dove spesso, per la legge del contrappasso, si trova di fronte un selezionatore che, senza nemmeno farlo parlare, gli dice : «Mi lasci il suo cv, nel caso la chiameremo noi . Mi scusi ma ora non posso riceverla .. non ho proprio tempo … »

Grazie mille ad Enrico Bertolino per la disponibilità dimostrata.

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Libera…mente

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Scrivo perché mi piace farvi sapere un pensiero che da tanto tempo ho, che da anni mi accompagna nella vita e che mi piacerebbe fosse considerato anche da voi…

Si tratta del comprendere veramente cosa significa essere di mentalità aperta …

Si dai sparate le vostre definizioni, i vostri modi di vedere questa cosa, i vostri modi di vivere secondo questo concetto tanto bello ma tanto travisato …

A volte si fraintende essere così solamente e banalmente perché si è scelto di stare da una parte anziché dall’altra, ci si sente di mentalità aperta perché si è condivisa una scelta e qui vi voglio … chi non è della stessa idea… è visto come non aperto al cambiamento, non disponibile, chiuso, col paraocchi …

Ebbene io non la penso così … a volte il non uniformarsi è proprio il segno di essere di mentalità aperta… essì … la mente davvero libera sa apprezzare le diversità … è felice del fatto che ci possano essere mille modi diversi di stare al mondo, di pensare, di fare, di agire …

La mentalità aperta è quella di colui che ha mille interessi, mille colori diversi con cui dipingere ogni giorno della sua vita … mille note con cui intonare la colona sonora della proprio giornata … passando magari da una marcia militare … ad un reggae … poi un po’ di musica classica … e vai con col rock’n’roll… ma tutto questo nel massimo rispetto che magari attorno a te c’è chi preferisce i cantautori o altri generi musicali e così … fermarsi ad apprezzare pure questa sua musica… ma senza volere spiegargli che la mia è meglio …

E’ un esempio forse banale … ma solo un esempio di ciò ce io credo fermamente … io amo fermarmi a contemplare ciò che è diverso da quello che io faccio, io vivo, sento, gusto …

Cerco di avvicinarmi, lo approfondisco … e poi …

Poi senza offesa per nessuno … me lo faccio mio oppure resto della mia … ma tutto questo nel massimo rispetto della diversità… senza dare giudizi, senza essere io il giusto e l’altro lo sbagliato … qui è la parte fondamentale … non sta a me … definire il giusto o lo sbagliato … ma non sta nemmeno a te … sta a noi rispettarci e comprendere che abbiamo due modi diversi di intraprendere la vita in merito a quell’argomento …

Altro esempio … stavolta di vita vera … la mia …

Quante volte al termine di un incontro di lavoro, di una conferenza, di una giornata di studio … è successo che sono stato avvicinato da chi mi aveva ascoltato parlare e succedeva così: “ma mi avevano detto che lei fosse di …” (si parla di preferenze politiche) e ad occhi sbarrati cercare conferma del contrario … e io con tanta sincerità invece “si certo!!! Ma non comprendo il nesso…”

Ecco per me questo era il più grande dei complimenti … si perché ero stato capace di esprimere gli argomenti liberamente … senza spingere verso le mie opinioni ma solo per le mie passioni … ed è splendido quando accade … e che ridere a vedere le espressioni di quelli “liberi” di fronte a me … ma invece chiusi in stereotipi inculcati dentro e difficili da gestire …

Siamo al mondo per motivi diversi … abbiamo compiti diversi … avremo storie diverse ma … rispettabili e ammirabili allo stesso modo …

Ecco dove sta la libertà di pensiero … ecco come si ha o non si ha il paraocchi …

Apprezzare le diversità di chi abbiamo attorno a noi è il modo migliore di essere senza paraocchi … diversamente… beh … diversamente si fa ciò che è causa di dolore altrui, si fa male all’altro, si manca di sensibilità, si manca di rispetto …

Ci si prodiga per il rispetto di chi ha la pelle di colore diverso, di chi ha abilità diverse perché portatore di handicap, di chi ha cromosomi diversi … e poi … al nostro vicino … solo perché non si uniforma a determinate mie idee … anziché rispettarne le diversità del suo punto di vista … cerco di imporre le mie e se lui resiste … beh … e che cazzo … lui ha il paraocchi perché non vede …

Io questo lo vedo il primo passo verso la chiusura … non il grande passo verso l’apertura …

Dobbiamo sforzarci tutti quanti di vivere con maggiore sensibilità verso chi sta attorno a noi, apprezzarne le sue caratteristiche, elogiarne le doti, sostenerlo nelle difficoltà, farlo sentire sempre a proprio agio e non fare l’errore invece di metterci li solo per cercare di “cambiarlo”, per fare in modo che lui cambi idea, che si uniformi alle mie opinioni… e che cazzo!!!

La vogliamo capire o no che nessuno di noi è uguale ad un altro!!!

Ognuno di noi è unico!!!

E come nell’arte … il pezzo unico è d’inestimabile valore… è da conservare… curare e proteggere … metterlo in mostra a chi non l’ha mai visto … dare agli altri la possibilità di goderne delle diversità che lo rende tanto speciale e irripetibile …

Michelangelo diceva che un capolavoro lo si riconosce dalla cura dei particolari … allora sforziamoci tutti di erigere a capolavoro chi ci sta vicino apprezzandone le sue diversità che non sono altro che i particolari che lo contraddistinguono …

Facciamo questo sforzo …

Guardiamo davvero il mondo attorno a noi apprezzando la bellezza dell’unicità…

Accettiamone le meravigliose diversità rispetto a noi …

Contempliamo e gioiamo per questo …

Io ci sto provando da 47 anni … lo so non è facile … ma continuo a provarci …

Buona vita a tutti!!!

Luca

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“La pallavolo è lo sport più pericoloso che esista…”.

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Cari genitori,

mi rivolgo a voi in quanto esseri adulti, razionali e con la testa ben piantata sulle spalle. Preferisco essere proprio io a dirvelo, con cognizione di causa e prima che lo scopriate sulla vostra pelle: la pallavolo è lo sport più pericoloso che esista.

Vi hanno ingannato per anni con la storia della rete, della mancanza di contatto fisico, del fair play. Ci siamo cascati tutti, io per primo, il rischio è molto più profondo subdolo. Prima di tutto questa cosa del passaggio…In un mondo dove il campione è colui che risolve le partite da solo, la pallavolo, cosa si inventa? Se uno ferma la palla o cerca di controllarla toccandola due volte consecutivamente, l’arbitro fischia il fallo e gliavversari fanno il punto. Diabolico ed antistorico: il passaggio come gesto obbligatorio per regolamento in un mondo che insegna a tenersi strette le proprie cose, i propri privilegi, i propri sogni, i propri obiettivi. Poi quella antipatica necessità di muoversi in tanti in uno spazio molto piccolo. Anzi lo spazio più piccolo di tutti gli sport di squadra! 81 metri quadrati appena… Accidenti, ci mettiamo tanto ad insegnare ai nostri figli di girare al largo da certa gentaglia, a cibarsi di individualismo (perché è risaputo che chi fa da sé fa per tre), a tenersi distanti da quelli un po’ troppo diversi e poi li vediamo tutti ammassati in pochi metri quadrati, a dover muoversi in maniera dannatamente sincronica, rispettando ruoli precisi, addirittura (orrore) scambiandosi ‘cinque’ in continuazione.

Non c’è nessuno che può schiacciare se non c’è un altro che alza, nessuno che può alzare se non c’è un altro che ha ricevuto la battuta avversaria. Una fastidiosa interdipendenza che tanto è fondamentale per lo sviluppo del gioco che rappresenta una perfetta antitesi del concetto con cui noi siamo cresciuti e che si fondava sulla legge: ‘La palla è mia e qui non gioca più nessuno’. Infine ci si mette anche il punteggio e il suo continuo riazzeramento alla fine di ogni set. Ovvero, pensateci: hai fatto tutto benissimo e hai vinto il primo set? Devi ricominciare da capo nel secondo. Devi ritrovare energia, motivazioni, qualità tecniche e morali. Quello che hai fatto prima (anche se era perfetto) non basta più, devi rimetterlo in gioco. Viceversa, hai perso il set precedente? Hai una nuova oggettiva opportunità di ricominciare da capo. Assolutamente inaccettabile per noi adulti che lottiamo per tutta la vita per costruire la nostra zona di comfort dalla quale, una volta che ci caschiamo dentro, guai al mondo di pensare di uscire. Insomma questa pallavolo dove la squadra conta cento volte più del singolo, dove i propri sogni individuali non possono che essere realizzati attraverso la squadra, dove sei chiamato a rimettere in gioco sempre ed inevitabilmente quello che hai fatto, diciamocelo chiaramente, è uno sport da sovversivi! Potrebbe far crescere migliaia di ragazzi e ragazze che credono nella forza e nella bellezza della squadra, del collettivo e della comunità. Non vorrete correre questo rischio, vero?  Anche perché, vi avviso, se deciderete di farlo… non tornerete più indietro.

Mauro Berruto

Commissario Tecnico della nazionale maschile di pallavolo

(Testo pubblicato sul volume ‘Sogni di gloria. Genitori, figli e tutti gli sport del momento’ della collana ‘Save the parents’ di Scuola Holden edito da Feltrinelli)

Un ringraziamento di cuore a Mauro Berruto per avermi risposto e concesso di poter pubblicare anche sul mio blog questo stupendo testo.

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EMOZIONI …

le mie principesse

Ci sono momenti in cui ti rendi veramente conto di quanto sia bella la vita, di quanto sia unica e di quanto basti davvero un piccolo attimo per farti prendere il volo …

succede che sei li collegato al web … passi un attimo a vedere se ci sono cose “interessanti” sui social network … magari per trovare la cazzata per farci sopra due risate oppure l’ennesima notizia che ti fa girare a ventola la “chincaglieria” … e che trovi??? che vedi??? che leggi???

una tua foto di qualche estate fa, si partecipava ad un torneo di volley, la mia “bestia di figlia” che pubblica la foto di noi due mentre al termine di uno scambio ce la ridiamo … e poi ci aggiunge il carico … e scrive parole meravigliose …

e tutto questo … ti fa impazzire di gioia … senti dentro un’emozione speciale … hai voglia di gridare al mondo intero quanto sia bello essere papà … quanto sia unica l’emozione di avere due figlie tanto diverse tra loro ma tanto speciali …

lo dico … lo scrivo … lo ripeto … e non finirò mai di farlo …

le EMOZIONI sono attimi… istanti … momenti … unici … non le puoi mercanteggiare …non esiste grazie a Dio il modo di contraffarle …

io ho il privilegio di averne vissute di meravigliose anche ieri sera … adesso però ci vuole un bell’abbraccione collettivo … quindi …

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